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Morte di Eluana Englaro

18:48, Feb. 10, 2009  ..  0 commenti  ..  Link

 

Eluana Englaro è morta alle 20.10. Decesso inatteso, imprevisto. A testimonianza di ciò c'è il fatto che il padre di Eluana era a Brescia per un processo ai danni della sua potestà genitoriale. Sono convinta che avrebbe voluto esserci. Una morte fulminea, accelerata. Un’ urgenza politica, perché intanto al Parlamento si stava discutendo con emergenza un ddl che avrebbe dovuto salvare la vita alla donna lecchese. Eluana è stata "condotta" alla morte ieri.

Eluana non c'è più perché non c'è stata una firma. Se Giorgio Napolitano avesse firmato il decreto legge, alla ragazza sarebbe stata risparmiata la tortura e la morte "imprevista". Eluana non ha avuto una morte dolce: ci avevano detto che sarebbe scomparsa nel giro di due settimane, che l'idratazione e l'alimentazione sarebbero state diminuite progressivamente. Hanno mentito: le hanno tolto il cibo e l'acqua in pochissimo tempo ed il suo corpo non ha subito retto. Eluana, infatti, "è morta all'improvviso", come hanno subito precisato le fonti sanitarie della clinica di Udine. Una frase che deve invitarci a riflettere perché testimonia che coloro i quali stavano provvedendo alla sua fine non se l'aspettavano.

 



Addio a Mino Reitano

22:45, Feb. 3, 2009  ..  1 commenti  ..  Link

Centinaia di persone hanno reso omaggio nella chiesa San Eusebio, nel centro di Agrate Brianza, alla salma di Mino Reitano, il cantante morto a 64 anni. Ai funerali anche Adriano Celentano e Mike Bongiorno. Nella chiesa, stracolma già due ore prima dell’inizio del funerale, hanno preso posto in prima la moglie Patrizia, le figlie Giuseppina e Grazia, i fratelli e tutti i parenti. Sono arrivati anche i cantanti Memo Remigi e Shel Shapiro. Centinaia di persone sono rimaste all’esterno della chiesa accogliendo il feretro con lunghi applausi. La piazza, le vie della cittadina brianzola traboccavano di gente semplice. I funerali sono stati celebrati da don Mazzi. Una silenziosa commozione ha coinvolto tutti, vip e gente comune, ai funerali di Mino Reitano, il popolare cantautore che si è spento martedì sera a 64 anni per un tumore. La chiesa Sant’Eusebio ad Agrate Brianza, dove il cantante viveva da anni, non è bastata a contenere le oltre duemila persone accorse a portargli l’ultimo saluto. La piazza, le vie della cittadina brianzola traboccavano di gente semplice, come quella che cantava nelle sue canzoni. Alla funzione non sono mancati nemmeno molti personaggi dello spettacolo, da Adriano Celentano a Mike Bongiorno. Tra gli altri anche Gianni Morandi, che ha ricordato così l’amico: “Lo avevo sentito solo pochi giorni fa, faceva fatica a parlare, ma aveva una gran voglia di tornare a cantare. Con lui se ne va un pezzo di storia della nostra musica”. A celebrare i funerali è stato un altro amico, don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, che ha ricordato le mille battaglie condotte insieme. Una cerimonia semplice, composta, che solo quando il corteo funebre si è diretto verso il cimitero si è sciolta in un lungo applauso.



Il neurologo che ha visitato Eluana: sta bene, per spegnersi impiegherà almeno 15 giorni.

22:22, Feb. 1, 2009  ..  4 commenti  ..  Link

 

Eluana non morirà in fretta. Ci vorranno almeno due set­timane, dal momento della sospensione dell’alimentazione con il sondino, prima che la sua vita si spenga. Il corpo della gio­vane è infatti in buone condizio­ni grazie alle cure ricevute in que­sti 16 anni dalle Suore Misericor­dine della clinica lecchese «Tala­moni». E per lei saranno giorni di sofferenza fisica.

Lo assicura Giuliano Dolce, 80 anni, direttore scientifico della cli­nica Sant’Anna di Crotone, scienziato di fama internazionale, uno dei luminari italiani nella cura degli stati vegetativi. Il quale precisa: «Non parlo per sentito dire. Ho visitato Eluana lo scorso gennaio, d’accordo con la famiglia e i legali. Ho visto che è stata curata bene e con molto affetto dalle suore. Per questo affermo che, quando le verrà tolto il sondino per l’alimentazione, ci vorranno almeno due settimane prima che arrivi la morte. Il suo sarà un viaggio lungo, come accadde per la povera Terry Schiavo negli Stati Uniti qualche anno fa».

Una persona in coma soffre se le viene tolta l’alimentazione?

«Si, la sofferenza fisica è scientificamente provata nei pazienti in stato vegetativo. L’incredibile sentenza del tribunale di Milano presenta comunque diversi aspetti contraddittori dal punto di vista medico».

Quali?

«A mio avviso la contraddizione scatta nel punto in cui viene co­munque imposta, oltre che un’in­dispensabile umidificazione frequente delle mucose con l’ovatta bagnata sulle labbra, anche una somministrazione di ‘ sostanze idonee ad eliminare l’eventuale disagio da carenza di liquidi. Tradotto, la paziente deve essere i­dratata per evitarle sofferenza. Quindi non morirà di sete, ma di fame. E voglio vedere dove tro­verà un posto che la ospiterà per morire. Non è un caso di eutana­sia, perché, ad esempio, in Olan­da si essa viene praticata su un malato che soffre molto e negli ultimi giorni della sua esistenza e ne fa richiesta. Questo è un o­micidio e dal punto di vista deontologico per un medico è inaccettabile ».

Il punto è: alimentazione e idratazione sono o no un atto tera­peutico?

«No. In Francia e Germania sono un atto dovuto per legge. In Italia la legge la sta facendo il tribunale di Milano e non il Parlamento e contrasta con quanto deciso dalla Commissione nazionale di bioetica. Eluana è come un neo­nato: se le togli il latte muore perché non è in grado di alimentarsi da sola. Come si può dire che nutrir­la è un atto di cura? Clinicamente non è malata, è un paziente guarito con difetto» .

Cosa significa?

«La ragazza è in coma per una cerebropatia grave causata da un incidente stradale. Dopo un anno in medicina chi sopravvive è considerato clinicamente guarito. Quindi non viene più curato, ma sottoposto a nursing, cioè alla nutrizione, alla riabilitazione passiva quotidiana e alle cure che pre­vengono, ad esempio, le piaghe da decubito. Ma è guarito con difetto, nel suo caso gravissimo, perché non ha ripreso coscienza. Quindi va considerata una disabile, probabilmente sulla frontiera estrema della disabilità. La sentenza si basa sulle teorie di chi sostiene che la vita in stato vegetativo sia peggiore della morte. In­vece per me, che mi occupo di questi pazienti da molto tempo, è vita vera. Al momento la donna ha una sua vita sociale, è assisti­ta da una suora che le vuole bene e che quando la ragazza se ne andrà probabilmente soffrirà moltissimo. La famiglia e gli amici la vanno a visitare, le fanno sentire affetto, non è sola. Non ci manda segnali, ma chi sa cosa prova in si­lenzio davanti a questo amore?» .

Possono provare emozioni i pazienti nelle sue condizioni?

«Certo. A Crotone, in 12 anni abbiamo verificato le alterazioni provocate dall’ascolto della voce della mamma. In altri casi arros­siscono. Dipende dalle loro condizioni» .

Eluana Englaro è in stato vegetativo da 16 anni. C’è un limite temporale oltre il quale non ci si risveglia?

«Non si può dirlo con cognizione scientifica. All’ultimo convegno mondiale sui danni cerebrali di Lisbona, in aprile, è stato citato il caso di un paziente statunitense che si è risvegliato dopo 18 anni. In letteratura ci sono molti e­sempi di persone risvegliatesi dopo molto tempo. Superati i primi due anni di coma, si può sopravvivere a lungo. È superato il termine di stati vegetativi ‘ permanenti’ usato nella sentenza milanese, la definizione corretta è ‘ persistenti’. Perciò per la nostra professione l’esecuzione della sentenza è pericolosa, perché potrebbe lasciare a qualcuno, medico o giudice, il potere di stabilire quando finisce la vita, varcando frontiere etiche e di civiltà» .

Quanti sono i pazienti in stati vegetativo in Italia?

«Diverse migliaia, impossibile stabilirlo in mancanza di una banca dati. Nel 2005 erano 2500, un terzo bambini. L’incidenza è di 1800 nuovi casi all’anno. La Lombardia ad esempio tre mesi fa ha approvato la creazione di 500 nuovi posti letto in hospice. Oltre ai pazienti in coma per trauma, ci sono quelli il cui cervello è rimasto danneggiato per mancanza di ossigeno, chi ha avuto un ictus, chi un infarto. Gli ultimi anni di vita dei malati di Alzheimer spesso vengono trascorsi in stato vegetativo. Dopo Eluana potrebbero verificarsi molti casi» .

Lei fa parte di un’associazione di bioeticisti laici e cattolici, «Vi.ve», vita vegetativa. Cosa farete?

«Prima di tutto faremo appello al procuratore generale della re­pubblica di Milano perché pre­senti ricorso contro la sentenza. Poi utilizzeremo tutti gli strumenti giuridici disponibili contro il medico che eseguirà la sentenza» .

Il professore Giuliano Dolce è un luminare nella cura degli stati vegetativi. La giovane lecchese, spiega, morirà di fame e il dolore fisico in questi pazienti è dimostrato in maniera scientifica.

Questo, conclude, è omicidio.



La Radio

13:32, Jan. 28, 2009  ..  0 commenti  ..  Link

Per quanto concerne la radio, essa costituisce il mass-media più antico (ha più di cento anni di vita). Nonostante ciò è un mezzo indubbiamente moderno, a passo con i tempi, e lo è diventato grazie all’apporto delle tecnologie digitali, dell’interattività. La radio ha sfruttato tutte le tecnologie che la stavano uccidendo (televisione, internet, etc) e lo ha fatto tentando di emulare quegli strumenti: se, per esempio, scorriamo il bouquet di Sky, ci accorgiamo che le maggiori stazioni radiofoniche italiane dispongono di un canale (per esempio RTL 102.5 sul canale 813 e Deejay Tv sul canale 714) che permette ai fruitori di “guardare” la radio, di mutare profondamente la percezione che avevano di quel mezzo. Con una semplice webcam installata negli studi radiofonici la radio si modernizza, diventa uno strumento digitale a tutto tondo, diventa la più digitale tra tutti i media. Ormai è diventata digitale non solo nel modo di interagire ma anche di congegnarsi.



Tracce del diario di Amanda Knox.

19:32, Jan. 24, 2009  ..  1 commenti  ..  Link

 

Ci sono i momenti della disperazione e quelli della speranza. C’è la paura di essersi ammalata e la gioia perché tutto è passato «e domani arriva mamma». Ci sono i pianti, ma anche le risate, le confidenze con le compagne di cella, la fiducia che «alla fine gli avvocati riusciranno a tirarmi fuori da qui». C’è l’Amanda che ti aspetti nelle pagine del diario e nelle lettere scritte in carcere. Centinaia di fogli per narrare un mese di vita dietro le sbarre, giornate scandite da appuntamenti sempre uguali, dal timore di non farcela, dalla forza che alla fine «mi farà sopportare tutto». È lei, Amanda Knox, 20 anni, a raccontarsi. Tra le carte depositate dai magistrati che indagano sul delitto di Perugia, ci sono pagine e pagine fitte di appunti, ricordi, sensazioni. Proprio come accadeva prima che l’omicidio di Meredith Kercher travolgesse la sua vita e che finisse in carcere insieme al suo fidanzato Raffaele Sollecito e a Rudy Hermann Guede. Tutti e tre accusati di averla violentata e poi uccisa a coltellate. È lei a rivelare il contenuto delle lettere che ha ricevuto da decine di ammiratori, trentacinque soltanto nelle prime due settimane. Uno si è dichiarato senza perdere tempo: «Ti amo, mi vuoi sposare?». Un altro è apparso più timido: «Scrivimi perché vorrei finalmente conoscere “la ragazza dalla faccia d’angelo”». C’è chi le ha scritto per esortarla a reagire, chi le ha consigliato di avere fede in Dio. E lei si chiede: «Se fossi stata brutta avrebbero fatto lo stesso? Non credo». «Risponderò a tutti - promette Amanda - ma soltanto quando sarò fuori da qui». Sperava di essere libera a Natale. E invece sono trascorsi sette mesi. A scorrere il diario si capisce che cerca di seguire ritmi normali, di non perdere il contatto con la realtà. A volte ci riesce, altre si abbandona alla disperazione. Poi si riprende, aiutata anche dalle compagne di cella. E allora ricomincia a scrivere. C’è una lettera alla madre. «Cara mamma, ti prego non lasciarmi qui. Devi tirarmi fuori. Io non appartengo a questo posto. Voglio tornare a casa con te. Mi manca la vita. Ti voglio bene».
C’è una lettera al suo fidanzato americano. «Caro Dj, proprio in questo momento sento il bisogno di tenerti tra le braccia. Ho ancora quel groppo dentro e sento come se qualcuno, veramente forte e freddo, mi sta comprimendo la testa. Ti prego, non posso star sola proprio adesso. Mi spiace essere debole, ma sto male e sono stanca. Voglio andare a casa. Come riuscirò a continuare così per i prossimi 14 giorni? Come possono trattarmi così, guardarmi come se fossi un’assassina? Loro pensano realmente che lo sia e questo non va bene. Questa non può essere la mia vita. Ti prego, questa non può essere la mia vita. Ti prego, tienimi tra le braccia, ora». La lista «dei ragazzi con i quali ho fatto sesso da quando sono in Italia» contiene sette nomi, accanto i dettagli del rapporto. La descrizione delle giornate è semplice: «Faccio i piegamenti, canto, leggo, scrivo, dormo, mangio, bevo. E penso… Ho accesso alla biblioteca, ho 8 canali televisivi che posso vedere in cella, ho un bagno e una lampada per leggere». Guarda Mtv, talvolta i notiziari. Ma generalmente sono gli avvocati a raccontarle le novità delle indagini. E lei commenta ogni avvenimento. Dice di essere «felice», quando Patrick Lumumba viene scarcerato come se non ricordasse che è stata lei a farlo finire in carcere. Preoccupata perché «sembra che Raffaele abbia detto ai giornali (ma chi può fidarsi di loro?) che tutto ciò che ho fatto ha reso la sua vita una follia e non vuole più avere niente a che fare con me. Ahia!». Disperata quando scopre di aver preso peso e aver superato i 65 chili. Angosciata quando le vicine di cella litigano e si accapigliano: «Non va bene tenere le persone in gabbia in questo modo. Esse covano il male dentro e non possono fare a meno di tirarlo fuori quando ne hanno la possibilità. Sono come animali furiosi». Sul quaderno trascrive i testi delle canzoni. Mette in fila i buoni propositi: «Voglio vivere felice com’ero e comprensibilmente un pochino più cauta… Non fumerò più marijuana. Quando sarò libera tornerò negli Stati Uniti, ma ritornerò in Italia per studiare. Non temo questo Paese. Questo Paese ormai fa parte di me. Questo è un luogo che ho chiamato casa. E prima che succedesse tutto ciò, io ero così felice». Molti pensieri sono per Meredith. «La mia amica è stata uccisa. La mia compagna di stanza, la mia amica. Era bella, intelligente, divertente e si preoccupava per tutti. Ed è stata uccisa. Tutti quelli che conosco sono distrutti dal dolore per lei, ma abbiamo anche tutti sentimenti contraddittori. Siamo arrabbiati. Vogliamo giustizia ». Proprio così scrive Amanda: vogliamo giustizia. E giura: «Sono innocente e dunque sarò libera. Libera. Libera. Libera. Libertà. Avrò Libertà».



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